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in qualche modo c'entravo maggiormente io, infatti la
ricordo quasi per intero. "Per Marian" era una canzone un
pò oscura e non completamente terminata a livello melodico (in cui il
soggetto era una immaginaria prostituta) ma con una bella serie di
accordi.
Tentammo di dare un seguito a "Keoma" ma non fu mai completato per la
stanchezza di un anno in cui avevamo composto molto: ci eravamo infatti
proposti di scrivere non meno di 10 canzoni all'anno, e stavamo
mantenendo questo ritmo, nonostante molte idee e molti testi rimanessero
incompleti e in attesa di decidere cosa farne. Alcuni brani avevano
addirittura 2 versioni, completamente differenti per musiche e testi,
come "Daniela", "Il vento del nord", così come la futura "Due ragazzi
così come noi".
Contemporaneamente alla musica ci dedicavamo anche al calcio (Paolo con
risultati migliori dei miei, era un centrocampista con buone propensioni
in attacco, mentre io cercavo di essere un arcigno difensore tipo "per
passare di qui passerete sul mio cadavere..."): giocavamo saltuariamente
con la squadra della piazza Trinità, sfidando le squadre degli altri
quartieri. Una di queste sfide ci portò a contatto con la squadra di via
Conversano: vincemmo sonoramente, e loro invitarono Paolo e me al loro
campo da gioco, preferendo "sottrarre" attaccante e difensore alla
squadra rivale... Credo che in quel 1983 siamo cresciuti molto,
musicalmente e umanamente. Suonammo per 2 sere a casa di uno di questi
amici, ma di quelle serate non ricordo praticamente nulla... Eravamo gli
"amici più grandi" di questo gruppetto, i trascinatori delle serate in
campagna, nonchè grandi casinisti che non si tiravano mai indietro nelle
imprese più assurde. Ovviamente l'allargamento della cerchia di amicizie
aveva anche altri risvolti: Paolo acquisto da uno di essi una nuova
chitarra, su cui iniziò subito a dar sfogo alla sua creatività.Di questo gruppo di persone faceva parte Stefano, che in seguito diventò
quasi il "terzo Croningh", non ha mai saputo suonare niente ma era
(all'epoca) uno scalcinato studente di elettronica con grandi (e
bizzarri) progetti (rimangono mitici un suo tentativo di tuffo con
l'ombrello aperto dalla Grotta delle Rondinelle, o l'amplificatore che
non amplificava per nulla la chitarra di Paolo).
Lo stesso Paolo scrisse quasi per intero "Donna": eravamo ormai nel 1984
e la nostra creatività era un pò in crisi, non che mancassero le idee,
ma eravamo piuttosto portati ad iniziare 5 canzoni per finirne una:
fortunatamente le poche concluse rivelavano una maggiore maturità
compositiva. "Due ragazzi così come noi" ereditava in parte gli accordi
di un altra canzone scritta durante l'estate precedente, in cui usavamo
e scoprivamo per la prima volta la bellezza degli accordi di nona
maggiore. Con alcuni ragazzi del gruppo estivo le cose si incrinarono, e
ne traemmo spunto per scrivere "Che siamo amici". "Nel mondo e nel
tempo" fu un lavoro pressochè in solitario di Paolo, con i suoi notevoli
arpeggi. La mia creatività era arrivata ad un punto di impasse, e poco
dopo anche Paolo si ritrovò nelle mie stesse condizioni. La pausa
creativa durò diversi mesi, interrotta solo da "Angela", un brano ancora
una volta incentrato su una storia di Paolo, per poi ripiombare nel
nulla creativo. Altra interruzione fu "Quasi domenica", uno dei brani
che gli amici ci chiedevano spesso di suonare. Nello stesso anno
iniziavamo un pò a sentirci a disagio come coautori, tant'è che
iniziammo a scrivere brani da soli. Ma ovviamente questo non ci appagava molto come il
lavoro in tandem.Iniziammo a provare, a proporre arrangiamenti, a capire cosa funzionava
e cosa no in una canzone, ma non cambiammo una virgola di quanto già
scritto.
"Diciassette anni e tanta voglia di lei" era una delle nostre incompiute
preferite: sfruttammo gli accordi di questa canzone che tenevamo nel
cassetto e finalmente terminammo il brano, altro pezzo che farà spesso
colpo sui nostri (pochi) ascoltatori. Jasmine era l'ispiratrice del
brano, una teutonica ragazza che rimase ben impressa nella mente di
Paolo, il quale cercava sempre di migliorare la qualità ed il suono
delle proprie chitarre: comprò una bella chitarra acustica nera e per
celebrare l'acquisto scrivemmo un altro dei nostri pezzi più indovinati,
in cui decidemmo di sfruttare le nostre capacità per fare colpo su
quella che sarebbe diventata la ragazza di Paolo. "Realtà" era la
canzone in questione, è servì perfettamente allo scopo per cui era nata.
Nel 1985 i nostri tentativi di registrare le canzoni erano molto
frustranti, dato che disponevamo solo di semplici registratori da casa,
di quelli con il microfono incorporato ed i tasti "Rec" & "Play"...
dopo diversi tentativi riuscimmo a registrare "Quasi domenica" e
"Realtà", e questo ci diede una nuova spinta a scrivere nuove cose, come
"Il tempo e la vita", pezzo praticamente disperso nelle nebbie del
tempo. Approfittando del tempo libero riuscii a terminare i miei brani
solisti per l'album "Revelations" (che anni dopo avrei modificato con
l'aggiunta di altri pezzi, rinominandolo "Revolution Revelations". |
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Anche Paolo si dedicava ai suoi brani solisti, forse
eravamo stanchi, ogni tanto c'erano dei piccoli screzi fra noi che
diventavano difficili da superare, e il fatto di riuscire a scrivere
anche da soli certo non aiutava granchè, avevamo ormai gusti musicali
differenti e volevamo imporre il nostro stile anche durante la
composizone dei pezzi dei Croningh. All'inizio del 1986 un giorno ci
ritrovammo, entrambi di buon umore, riascoltammo quanto avevamo fatto in
quattro anni e ci rendemmo conto che volendo avremmo potuto fare meglio:
scrivemmo quattro brani nuovi, "E ancora musica sarà", "E poi si resta
soli", i 2 strumentali "Blues music" e "Wall in the time"... eravamo
diventati bravi, vedevamo quelle canzoni come molto valide ma questo non
bastava. Desideravamo sentire quei pezzi con strumentazioni complete,
non più solo chitarra e tastiere, volevamo aggiungervi basso e batteria.
Nei pressi di casa mia c'era un centro sociale dove spesso avevamo
sentito suonare, e ricordavamo di avere sentito anche gli strumenti che
mancavano alle nostre esecuzioni. Così un giorno entrammo nella sede del
centro, ci presentammo e spiegammo al coordinatore Felice Dell'Edera le
ragioni che ci avevamo portati fin lì. Si dimostrò subito interessato
alla proposta, ma ci propose una sorta di "baratto" musicale: il centro,
la strumentazione e i musicisti erano a nostra disposizione, in compenso
avremmo dovuto aiutarli con un recital che stavano faticosamente
preparando. In particolar modo cercavano un tastierista da affiancare a
Pietro Polignano (un altro caro amico che non credo di aver mai
ringraziato abbastanza). Nella stessa giornata conoscemmo Riccardo
Giuliani, tecnico elettronico, radioamatore, chitarrista nonchè l'unico
che ci sembrava in grado di districarsi in quel groviglio di fili
necessari a far funzionare un gruppo musicale al completo. Fu un
incontro che per molti versi cambiò il destino dei Croningh, l'impatto
con quest'uomo fu una sorta di full-immersion nelle miriadi di interessi
e di argomentazioni che era in grado di sostenere. Alla batteria
trovammo Melino Lanzillotta, un ragazzotto molto gioviale che sembrava
possedere il magico dono di "tenere il tempo" (cosa a noi quasi
sconosciuta), mentre al basso c'era Mimmo Gianmaria. Ricordo la faccia
stupita di Riccardo il primo giorno delle prove quando arrivammo con gli
spartiti dei nostri brani che volevamo suonare, trascritti da me con una
pazienza che oggi mi sembra certosina! Iniziammo a provare, a
proporre arrangiamenti, a capire cosa funzionava e cosa no in una
canzone, ma non cambiammo una virgola di quanto già scritto. L'anno
seguente riuscimmo a terminare una nuova canzone, "Quel che vorrei",
forse uno dei migliori pezzi scritti dai Croningh, ma subivamo un pò
troppo le influenze e le idee di Riccardo, il quale voleva indirizzarci
verso testi a carattere religioso o umanitario. Ci provammo, scrivendo
"Un coro per la pace", ma ci sentivamo a disagio, su un terreno in cui
non eravamo abituati a muoverci. Il brano stesso subì tali e tanti
ripensamenti al punto che non credo ne esista una versione definitiva.
Per comodità spostammo la sala prove dal centro sociale a casa di
Riccardo (per poter provare anche in orari in cui il centro era chiuso),
ma credo fu un errore fatale: la sua influenza era sempre maggiore e
ormai i nostri brani nuovi scarseggiavano, per cui l'inerzia e i primi
dissapori tra Paolo e Riccardo segnarono un momento di impasse. Riccardo
(che nel frattempo era passato al ruolo di batterista) cercava di
coinvolgere altri amici nel gruppo, Raffaele Schena suonò il basso per
qualche tempo, ma era proprio agli inizi con lo strumento, mentre noi
eravamo abbastanza smaliziati da volere risultati adeguati alle nostre
capacità. Gli animi si acceserò ancora di più, fino a che Paolo decise
di abbandonare le prove per incompatibilità di carattere con Riccardo.
Fu un duro colpo dal quale i Croningh non si ripreserò più: la nostra
amicizia era ancora forte, ma ero più legato di lui a Riccardo e mi
risultava difficile staccarmene. Continuammo a suonare ancora un
mesetto, ma la storia del gruppo era ormai definitivamente segnata. Dopo
poco anche le prove da Riccardo terminarono, ed entrambi i Croningh
intrapresero il servizio militare, mettendo così il punto definitivo
alla storia iniziata 5 anni prima.
Biografia curata da Gianfranco L'Abbate
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