Official site

The Croningh

 
 

Biografia parte 1

 Biografia parte 2

Discografia

 
 

Biografia parte 1

 
  Cosa possono fare due giovani amici in un piccolo paese sul mare durante i lunghi inverni pugliesi? Bah, credo se lo chiedano in molti ancora oggi.
Polignano a Mare è un luogo strano, unico al mondo per natura e bellezza e ancor più unico per la "stranezza" dei suoi abitanti.
A Polignano (ma credo capiti anche altrove) è sempre stato più facile demolire che costruire, criticare piuttosto che fare... è una costante scritta nel DNA del polignanese, che (sprezzante) spesso liquida in 2 parole velenose progetti e iniziative portate avanti a costo di enormi sacrifici da piccoli gruppi di persone, armate solo di molto entusiasmo e con pochissimi mezzi.
Forse gli strani siamo noi a non pensarla allo stesso modo. Riflettendo una sera con Paolo ho detto "non ti chiedi mai perchè le cose sono andate a questo modo? Siamo stati capaci di creare e scrivere quasi dal nulla, quasi lo avessimo sempre fatto... non è strano?". A questo punto direte: "si, ma cosa avete creato? Cosa avete scritto?". Beh, una quarantina di canzoni, nulla di particolamente pretenzioso, ma farlo a Polignano credo sia un impresa riuscita a poche persone, ed in questo non credo di esagerare. Tutto inizia con su quadratini di una "battaglia navale" alle scuole medie: primissimi giorni di scuola della prima media, vidi questo ragazzo che passava diverso tempo a giocare a battaglia navale con un altro compagno di classe, quel gioco mi piaceva molto per cui credo che ci sfidammo ad una battaglia. Nacque qualcosa, una amicizia come tante, che per almeno 3 anni sarebbe stata una semplice amicizia nata sui banchi di scuola. Alle superiori prendemmo strade diverse, ma inspiegabilmente ci ritrovammo dopo qualche mese e iniziammo ad uscire insieme la sera, credo fosse il 1981.
Ovviamente tutto ha un motore, un organo che spinge gli ingranaggi, e il motore delle fasi iniziali fu sicuramente Paolo: non avrei fatto musica senza di lui, e mi sembra talmente strano pensarci che mi domando che tipo di persona sarei oggi senza l'influenza della musica nella mia vita. Sicuramente una persona molto diversa,probabilmente in peggio. A volte gli inizi sono nebulosi, mentre altre sono dettagliati: nel caso dei Croningh l'inizio ha una data ben precisa, le "Idi di Marzo", il 15 Marzo 1982. Ma già qualcosa bolliva in pentola dall'estate del 1981, quando Paolo mi disse che stava iniziando a suonare la chitarra. Sapendo che io avevo una tastiera (regalo dei miei quando avevo 4 anni!) mi disse "perchè non provi anche tu?Magari dopo proviamo a suonare assieme".Lo presi in parola, e iniziai ad usare quella strana tastiera Bontempi. Il natale di quello stesso anno i miei fecero la pazzia di regalare a noi figli un organo da salotto, un mastodontico Eko Emerald 1... era un regalo coi fiocchi! Arriviamo a Marzo 1982: Paolo arriva a casa con la chitarra e cerchiamo di suonare assieme... potete immaginare i primi disastrosi risultati! Ma qui succede subito qualcosa di strano, di intenso e per noi quasi incredibile: senza demordere sulla nostra pochezza musicale (riuscivamo a malapena a suonare gli accordi del giro di Do maggiore) ci diciamo: "vabbè, non sappiamo suonare niente, perchè non proviamo noi a fare qualcosa di inventato?" Detto fatto (o quasi...), senza sapere suonare un solo accordo o una sola melodia già esistente scrivemmo "Ciao", il primo brano in assoluto scritto da Paolo Mastrorosa e Gianfranco L'abbate. Eravamo euforici, galvanizzati, ci sentivamo come delle pile elettriche in grado di fare tutto. Uscimmo a fare un giro in piazza, ma penso che saremmo sembrati agli altri come dei marziani appena sbarcati, fuori di testa. La settimana seguente scrivemmo "Si", stessa sensazione di onnipotenza, di euforia. Ci rendevamo conto che (potenzialmente) avevamo delle grosse capacità... tutti possono diventare eccellenti strumentisti, ma creare, scrivere qualcosa di nuovo (o che perlomeno sembri nuovo) non è da tutti, molti non ci riescono mai, per una sorta di rifiuto credo.
 
  Le nostre capacità si affilavano di giorno in giorno, di accordo in accordo, di canzone in canzone. Erano brani per noi "didattici", nel senso che in ognuno di loro inserivamo le ultimissime cose imparate, e le suonavamo e cantavamo per metabolizzarle. Sostanzialmente eravamo due ragazzi molto timidi, per cui vedevamo la musica come una possibilità di arrivare a molta più gente di quella che conoscevamo, di sentirci maggiormente parte della società, o qualcosa di simile.Iniziammo a scrivere testi biografici, come "Daniela" e "Gabri", in cui parlavamo di persone realmente esistenti e molto vicine a noi, forse perchè ci sembrava più facile scrivere canzoni d'amore, o forse perchè speravamo di infrangere qualche cuore in maniera più rapida e indolore. C'erano canzoni che erano una sorta di laboratorio, costantemente in evoluzione e spesso mai terminate, una di queste era "Non so il suo nome" cui accordi vennero poi utilizzati per creare "Come gabbiani" (di quest'ultima ricordo poco, mentre della prima ricordo che aveva una bella melodia). Credo che quell'anno fosse veramente particolare per noi, non solo iniziammo a suonare, ma inaugurammo anche l'usanza dei sabati in campagna, serate in cui (con le nostre misere risorse finanziarie) compravamo da mangiare (il 90% delle volte ali di pollo...) e andavamo in campagna di Paolo a cucinare, mangiare e... sentirci liberi, assaporare quella gioia sottile di farci da mangiare e passare la serata in maniera diversa, cantando, suonando, raccontandoci tutto il raccontabile, facendo progetti per il futuro (mitici gli elenchi di Paolo sulle cose che avrebbe fatto in caso di 13 al Totocalcio!)
Iniziammo a far sentire agli amici la nostra musica, ancora troppo acerba, ma evidentemente eravamo meglio di quello che pensavamo: tenevamo dei mini-concerti a casa mia, per parenti e amici, ed erano questi momenti che ci davano lo stimolo ad imparare tantissimo, cercando di emulare lo stile degli artisti che ci piacevano, i loro accordi, le loro sequenze, i trucchi del mestiere di chi compone musica. Arrivati al Natale seguente avevamo una decina di canzoni, che avevamo raggruppato in una raccolta di testi dattiloscritti, come se fosse un nostro long-playing. Decidemmo di creare una nuova raccolta, ma di farlo con un salto di qualità musicale e testuale: cercammo delle alternative ai testi a tema amoroso, ma con scarso successo, non eravamo avvezzi a muoverci in campi sconosciuti, e cestinammo delle canzoni, tra cui una su Marco Polo. Le nuove canzoni di quel periodo non erano più frutto di improvvise o casuali intuizioni musicali, bensì venivano create con una notevole cura, prendendo spunto dagli artisti che seguivamo in quel periodo: non è un caso infatti se le canzoni di quel periodo ("Strade di città", "Ricordi di donna") riecheggiavano parecchio di alcune cose dei Pooh o dei Collage. I nostri sforzi finalmente producevano qualcosa di cui andavamo veramente fieri. Io stesso ero migliorato come coautore, nella gran parte delle canzoni dei Croningh del primo periodo era Paolo ad aver avuto la maggior parte delle idee musicali e testuali, mentre i miei contributi diventavano interessanti solo ora. C'erano pezzi che giravano nelle nostre menti e fra le nostre mani a lungo prima che ci decidessimo a dargli forma compiuta: uno di questi (che "girava" da circa un anno) veniva dalla passione di Paolo per il finger-picking, con la sua tipica atmosfera western "Keoma" divenne un cavallo di battaglia molto richiesto. Di alcuni brani non è rimasta quasi traccia nella nostra memoria, fortunatamente conserviamo ancora i testi di tutte le canzoni. Una di queste song "desaparecidos" è "Per te ancora una volta", con un testo ancora una volta d'amore, basato su una storia vera (di Paolo, grande latin-lover!). Altre volte diventavano brani per noi storici, come "Ragazzina", canzone melodica che piaceva parecchio a noi e agli altri. Nonostante i miei miglioramenti era spesso Paolo ad avere le idee portantidei brani, come gli arpeggi di "Voglio una stella", mentre ricordo che in "Notti d'agosto"... continua